Mamma coraggiosa ad alta quota

18/10/2005 - - di: cinE-motion

Jodie Foster
di : Alessandra Bitti

Un'incantevole attrice tascabile con un filo di trucco, jeans e giacca beige, sorridente e disponibile, ma dietro questa immagine deliziosa si nasconde una delle donne più potenti di Hollywood con due Oscar in bacheca. Nel suo nuovo film, che ha presentato a Roma, Flightplan-Mistero in volo che uscirà il quattro novembre, Jodie Foster è una madre che piomba nell'incubo: sull'aereo che da Berlino la porta a New York sparisce sua figlia. Prima di parlare del film ha voluto ricordare il regista Sergio Citti, scomparso recentemente, con cui la Foster ha lavorato nel film Casotto del 1977... ''Sono molto triste per la scomparsa di Citti. Il mio ricordo di lui è molto piacevole. Era un uomo molto allegro, cantava sempre, parlava sempre con un tono di voce molto alto. Mi è rimasta impressa una cosa, ma credo sia un'usanza del cinema italiano: il caos di quel set con Citti che mi parlava mentre io davanti alla macchina da presa cercavo di recitare''.

Lei capisce bene l'italiano, lo parla anche?

"Sì l'ho imparato quando avevo diciotto anni, poi ho interrotto le lezioni e le ho riprese due anni fa in una scuola a Los Angeles. Ma non sono in grado di sostenere un'intervista in italiano, è troppo difficile, ho bisogno dell'interprete e poi ho un accento francese....!"

 

Lei ha due figli, dunque questo film l'ha coinvolta particolarmente...

''Mi ha toccata nel profondo perché come madre so cosa si prova quando si perdono di vista i propri figli, anche cinque minuti in un supermercato, quella sensazione che ti prende allo stomaco, il cuore che sembra precipitare'.
 
Questo è un film claustrofobico così come Panic Room che ha girato tre anni fa...

"Sì ma la grande differenza è che in Flightplan il punto di vista è quello della protagonista, la macchina da presa rispecchia i suoi movimenti e la sua psiche, mentre in Panic Room era neutrale. Qui il tono e l'emozione del racconto sono date dalle sensazioni di volta in volta vissute dalla donna. Film come Flightplan tentano di essere specchio della realtà ma alla fine non lo sono perché è difficile prendere una realtà dolorosa e trasportarla su pellicola, così come è difficile capire nel profondo cosa si prova in situazioni come quella vissuta dal mio personaggio''.

Il protagonista del film doveva essere un uomo all'inizio: poi cosa è successo?

"Quando il mio agente ha letto il copione ha avuto l'idea di trasformare questo personaggio in una donna. Ci sono differenze rispetto alla prima sceneggiatura: l'uomo non si era mai preso cura di sua figlia prima e inizia a conoscerla solo sull'aereo, a un certo punto arrivava a dubitare della sua sanità mentale, ma questi due aspetti non funzionavano. E' più frequente che una donna non venga creduta e sia considerata solo come un'isterica, si tratta quasi di un profilo di genere, è sempre la donna che nei film urla e perde il controllo".

Come sceglie i suoi ruoli?

''Non si basano sul personaggio ma soprattutto sulla sceneggiatura, perché dev'essere una storia che valga la pena di essere raccontata e poi il regista è decisivo, mi sono accorta che se chi mi dirige è mediocre io non rendo e anche la mia interpretazione è mediocre. Mi piacerebbe interpretare delle commedie romantiche ma in America nessuno mi vede romantica''.

Non solo attrice e regista ma anche produttrice...

"Sì, ho prodotto buoni film di cui sono molto orgogliosa ma ho chiuso la mia casa di pruzione perché non riuscivo a stare dietro a tutti miei impegni".  

Ma il progetto di Flora Plum prodotto da Luc Besson?

"''Ci ho lavorato circa otto anni e per ben tre volte sono stata vicina a realizzarlo, ma hanno bloccato tutto, la prima volta a sole due settimane dalle riprese, è stato molto doloroso. In questo momento mi sto occupando di un film sugli emigranti giamaicani che dirigerò e interpreterò, al mio fianco ci sarà Robert De Niro, si intitola Sugarland''.

Che momento sta vivendo della sua carriera?

"Ho imparato che sono felice solo da quando divido nettamente la vita privata dal lavoro, sono felice quando giro pochi film, quando lavoro con registi simpatici e intelligenti, la mia vita privata è al primo posto. Ho iniziato a lavorare a tre anni, il mio punto di vista è cambiato con il tempo e la mia famiglia viene prima di tutto, è una lezione che Hollywood ti insegna".



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