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22/10/2005 - - di: cinE-motion

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Mercoledì 19 ottobre alla Triennale di Milano siamo riusciti a scoprire parte dei segreti dell’ultimo film di Roberto Benigni, La tigre e la neve. Il titolo dell’evento era accattivante La tigre e la neve: gli effetti visivi e, nel Salone d’Onore affollato di appassionati e addetti ai lavori, più di un’ora di presentazione è scivolata via leggera, aiutata dalle suggestioni delle immagini e delle spiegazioni.

Un mondo a parte, quello degli effetti digitali, senza il quale la maggior parte dei film non potrebbero esistere così come li gustiamo sullo schermo. Organizzato dal Future Film Festival di Bologna, insieme ad Alias, azienda leader con il suo software e pluripremiata per il 3D Maya, l’incontro ci ha fatto conoscere da vicino la società di post produzione milanese Ubik Visual Effects, responsabile di tutti gli effetti visivi digitali del film di Benigni.

La Ubik, dal nome di un romanzo di Philip K. Dick, è attiva nel settore da oltre dieci anni, ha sede in Corso Como, diventata ormai zona ‘in’ per ritrovi e atmosfere, e vanta un team affiatato di una dozzina di artisti digitali, per lo più presenti all’incontro in Triennale. Ubik Visual Effects è la prima post-produzione che può annoverare un David di Donatello per i Migliori effetti speciali visivi, categoria nata proprio in occasione dei David di Donatello 2004, per il lavoro svolto in Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi.

Dopo l’introduzione di Giulietta Fara, condirettore del Future Film Festival, e Paolo Antonacci, Country Manager di Alias Italia, che ha fornito il software usato da Ubik per gli effetti speciali, è toccato a Franco Valenziano, Supervisore degli Effetti Visivi Ubik, illustrare i 30 minuti di filmato The Making of “La tigre e la neve”, in cui, dopo un collage degli effetti più spettacolari del film, si è passati ad analizzare le inquadrature con interventi digitali, per circa 40.000 fotogrammi.


Un anno di lavoro per la Ubik: dall’agosto 2004 all’agosto 2005, partendo dalla fase di pre-produzione e pre-visualizzazione degli interventi visivi prima delle riprese, per terminare con la finalizzazione di tutte le scene di effetti rielaborate in alta risoluzione per la resa finale su pellicola. Un anno in cui sia il Supervisore agli Effetti che l’Art Director sono stati assidui sui set a Roma, nelle oasi del deserto in Tunisia e nei teatri di Papigno, a Terni.

Con il lavoro in parallelo sviluppato nella “boutique creativa” milanese. Il team ha seguito le lavorazioni di modellazione 3D delle scenografie digitali, la pittura delle texture sui modelli tridimensionali e l’illuminazione in modo conforme alla posizione delle luci sul set, la creazione degli animali digitali con le loro articolazioni e le conseguenti animazioni, la ricostruzione dei movimenti di macchina da presa sul set reale per riportarli identici all’interno del set virtuale, la composizione e l’inserimento dei contributi digitali all’interno delle scene girate dal vero e la creazione di paesaggi realizzati con la tecnica del mattepaint digitale.

Il tutto realizzato in digitale a risoluzione cinematografica, partendo dalla pellicola originale delle riprese dal vero e restituendo una nuova pellicola negativa con le scene contenenti gli effetti visivi. “Non bisogna pensare agli effetti spettacolari di stampo hollywoodiano, gli interventi che vengono richiesti qui sono principalmente quelli che non si vedono, ‘trasparenti’, che però aiutano a raccontare meglio una storia e soprattutto a supportare la produzione”, ha detto Franco Valenziano.

Attraverso un percorso tematico accompagnato dalle immagini, Valenziano ha illustrato una per una le differenti tipologie di effetti visivi, dalle ricostruzioni e ambientazioni scenografiche (Set Extension), per esempio di Bagdhad prima della devastazione bellica (in realtà Tunisi), con panorami cittadini che hanno comportato un lavoro di ricerca iconografica dell’aspetto cittadino prima dei bombardamenti, arricchendo digitalmente alcune scenografie costruite sul set in Tunisia (moschee, pozzi in fiamme nel deserto, il viale delle Scimitarre, i bombardamenti e gli elicotteri nel cielo iracheno); creazione digitale di una serie di moschee con relative cupole; creazione in 3D di animali, quali i cardellini, le mosche e il pipistrello che entra nella stanza del protagonista Attilio (Roberto Benigni): per 6/7 secondi del volo del pipistrello virtuale sono occorsi alla Ubik mesi di lavoro.

Per il canguro, la tigre e la zebra ci si è avvalsi di animali reali, quindi difficilmente ‘addomesticabili’ e prevedibili: in questi casi le scene sono state girate su green screen a Roma, per poi essere successivamente inserite nelle specifiche scene grazie a un lavoro di compositing. Senza contare il lavoro su particolari agenti atmosferici: l’effetto polline a Roma (la ‘neve’), il fumo, il fuoco. Un viaggio ‘dietro le quinte’ che anziché togliere fascino al film, svelandone i trucchi, ha aumentato il senso di stupore, che è poi ciò che Benigni da sempre persegue.


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