Apocalypse Now
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In concorso al Festival di Cannes Southland Tales è diviso tra thriller, commedia, musical e science fiction. Ambientato nella Los Angeles del 2008, il film descrive una città che - come il resto del mondo - dopo un attacco nucleare da parte dei terroristi arabi, non ha più petrolio. A fronte di tutto questo arriva una provvidenziale macchina dalla Germania, che produce un'inesauribile fonte di energia sfruttando i flussi dell'oceano. A fronte di tutto questo, però, la rotazione della Terra viene alterata, con effetti devastanti sullo scorrere delle giornate e sullo stato mentale della popolazione. Molti i personaggi che si muovono sullo sfondo apocalittico della città americxana: l'attrice di film porno interpretata da Sarah Michelle Gellar, il pugile Santaros, star dei film d'azione affetto da amnesia (Dwayne 'The Rock' Johnson); un poliziotto e suo fratello gemello (Sean William Scott) reduci di guerra; la neo marxista (Cheri Otero); Cristopher Lambert, conducente di un furgone pieno di armi. Una pellicola intensa e disturbante che segna il ritorno alla regia di Richard Kelly dopo il grande successo di Donnie Darko.
Pensava che Southland Tales sarebbe stato accolto come una pellicola controversa?
E' un film che è stato pensato per smuovere qualcosa all'interno delle persone: per farle riflettere e per fare avere loro un certo tipo di reazione.
Questo film nasce dalla sua reazione a come vede lo stato delle cose negli Usa di oggi?
Assolutamente sì: è un film che voleva essere una sorta di 'arazzo' di idee messe in relazione ai grandi temi che si vivono in America oggi. Uno dei più importanti riguarda sicuramente la sicurezza nazionale, un altro ancora è l'osssessione crescente riguardo la celebrità e come questa possa collegarsi alla politica arrivando ad influenzarla in maniera errata. Su questo arazzo ci sono elementi differenti e il film diventa una specie di puzzle per lo spettatore. Mi interessava molto approcciare questo soggetto attraverso un certo senso di commedia e con una buona dose di humour. Penso che alla fine da questa pellicola si possano trarre esperienze differenti di visione per compendere la posizione dei differenti tasselli del puzzle. Non c'è, purtroppo, una soluzione semplice ai dilemmi del nostro paese.
Cosa è cambiato dopo il successo enorme di Donnie Darko? Ha avvertito un certo tipo di pressione in più?
Donnie Darko è diventato un film di culto e - ovviamente - ogni regista avverte un certo tipo di pressione nel dare un seguito al suo lavoro. Il secondo film è, probabilmente, più difficile da realizzare del primo e per questo motivo c'è stata una lunga pausa tra l'uno e altro. Sì, ho sentito un po' la pressione delle aspettative nei miei confronti, ma - alla fine - me la sono in un certo senso 'cavata' riprendendo uno script che avevo terminato quattro anni fa e che ho semplicemente voluto rivedere. Nella nuova stesura ho seguito una nuova evoluzione dando a questo film un respiro più profondo e politico.
Come?
Io stesso mi sono messo a rileggere i sottotesti di quello che avevo scritto. Mi chiedevo perché avessi inserito un certo tipo di immagini e cosa avessero voluto rappresentare davvero per me queste idee. Mi sono trovato a guardare a me stesso attraverso gli archetipi cui avevo dato vita. Alla fine mi sono ancorato soprattutto ai temi che considero oggi più attuali e rilevanti per capire o riflettere su quale sia la direzione intrapresa dal mio paese e come noi rispondiamo a questa situazione.
Spingendo la narrazione all'estremo...
E' un film sulla sopravvivenza di una nazione: una black comedy che prova ad usare l'umorismo per riflettere su argomenti importantissimi ed estremamente rilevanti e difficili da risolvere per gli Stati Uniti di oggi.
Come la guerra in Iraq: crede davvero che i soldati americani saranno ancora lì nel 2008?
Mi auguro di no, ma il mio timore è che - visto come vanno le cose - è molto probabile di sì.
Lei ha scelto - tra gli attori - anche Justin Timberlake e Christopher Lambert...
Per Southland Tales mi ero ripromesso di scegliere attori che erano stati messi da parte o obbligati per la loro carriera al typecasting per mostrare il loro talento e riscoprirlo io stesso. Justin Timberlake è un attore straordinario, ma sottovalutato. Per questo motivo ho voluto che il suo personaggio si evolvesse fino a diventare l'epicentro morale e spirituale del film. In quel momento ho deciso che dovesse diventare anche il narratore della pellicola. Fino alla fine, infatti, pensavo che avrei chiesto a qualche anziano attore inglese di potere usare la sua voce per la narrazione come aveva fatto Kubrick per Barry Lyndon. Poi, ho preferito usare Justin per dare un tono nuovo alla storia. Christopher Lambert è, invece, un attore che ho sempre apprezzato molto e che mi è sempre piaciuto per le sue qualità. Quando l'ho conosciuto ho scoperto non solo una persona straordinaria, ma anche un grande attore dotato di un senso dell'umorismo deflagrante.









