L'assuefazione dei senza memoria

23/05/2006 - - di: cinE-motion

Nanni Moretti
di : Marco Spagnoli

Nanni Moretti è di casa a Cannes: a testimoniarlo, qualora servisse, uno dei magazine di cinema francesi ha dedicato la sua copertina ai tre registi le cui opere erano maggiormente attese sulla Croisette e Moretti era in compagnia di Pedro Almodovar e Sofia Coppola. Segno del grande  affetto della Francia nei suoi confronti e - soprattutto - della grande attenzione nei confronti del suo film Il Caimano che ha ottenuto un enorme successo alla proiezione ufficiale per il concorso.

Crede che la vittoria della sinistra in Italia abbia alterato - agli occhi della stampa straniera - gli elementi politici presenti nel film?
Anzi. Purtroppo è vero il contrario: dopo le elezioni è accaduto qualcosa di gravissimo. Il candidato uscito sconfitto dalle elezioni non ha riconosciuto il risultato del voto. E' una cosa molto grave che è successa - come sempre - nel silenzio totale dei suoi alleati. Un atteggiamento che ricorda quello che si vede nel mio film e che mina le basi della democrazia. Berlusconi aveva già parlato di brogli all'indomani della vittoria della sinistra nel 1996 e ha cominciato a parlarne alcuni mesi prima delle ultime elezioni e nelle due settimane successive al risultato elettorale. E' gravissimo che una persona legata alle istituzioni faccia così: del resto più volte abbiamo visto qual è il senso delle istituzioni che ha Silvio Berlusconi. In più non è passato d'attualità il problema del conflitto di interessi.  I problemi del mio film sono ancora lì intatti: non sono certo pochi voti di differenza a cancellarli.

Non è cambiato proprio nulla?
Il problema italiano è l'assuefazione: a destra come a sinistra tutti considerano normale che un uomo politico proprietario di reti televisive, giornali e che ha interessi e potere in tutto, possa diventare anche presidente del consiglio: la competizione deve essere ad armi pari. Soprattutto nelle elezioni. Il problema di noi italiani oltre alla mancanza totale di memoria è che ci siamo abituati a cose incredibili e inaccettabili in una democrazia

Quindi, agli occhi degli stranieri, la sorpresa è assicurata...
Lo spero: c'è un modo di fare politica che non è solo di Berlusconi, ma che da quest'ultimo viene  estremizzato. C'è un modo di stare nelle istituzioni disprezzandole che non è solo italiano, ma di cui Berlusconi è campione. Andando all'estero ci si rende conto che l'ascesa di un personaggio come lui poteva accadere solo in Italia. Altrove è impossibile che un cittadino possieda tre reti  televisive e si presenti per ben quattro volte alle elezioni in dodici anni. Lo sguardo degli stranieri su di noi è molto più lucido. Noi ci siamo abituati a ciò che è inabituabile.

Qualche giornalista sudamericano ha puntualizzato come in Sud America casi come quello di Berlusconi sono all'ordine del giorno...
Sì, ma se fai dei paragoni con la situazione di quei paesi si offendono sia la maggior parte dei sudamericani che la destra italiana: rimanendo all'Europa un caso come quello di Berlusconi è unico. Con il suo atteggiamento Berlusconi fa in modo che il suo elettorato covi un grande rancore e si senta derubato. Si delegittima il voto.

La forza del finale terribile e angosciante del film resta intatta...
Silvio Berlusconi è un personaggio di cui non si deve sottovalutare la pericolosità. Anche gli elettori della sinistra hanno spesso indugiato sul suo elemento folkloristico e comico, sulle sue gaffes. Questo è successo perché si è sopravvalutato l’elemento comico che si accompagna alla sua persona. Io non sono mai stato interessato a tutto questo e per tale motivo ho voluto interpretarlo io nel finale cui le fa riferimento: in sceneggiatura abbiano usato solo frasi che Berlusconi ha pronunciato in diversi contesti. La mia idea è che il cinema debba mostrarci qualcosa che ancora non riusciamo a vedere oppure - come nel mio caso - il cinema può mostrarci una realtà che non riusciamo più a vedere. Questo è il limite di noi cittadini italiani che ci siamo assuefatti ad un modo di vita sbagliato che non riusciamo più a giudicare come tale.


Lei è considerato il regista emblema della sinistra...
Non ne sono sicuro: non ho fatto altro che  prenderla in giro per nove film...vabbè che è un po' masochista, ma così...diciamo che c'è una parte del pubblico che più o meno fedelmente ha iniziato a seguire me e i miei film con affetto. E' qualcosa che accade dopo: io non scrivo i miei film pensando a quello o a un altro pubblico. Di volta in volta ho un sentimento differente nei confronti del mondo che mi circonda, delle persone che incontro e di me stesso. Ogni volta cerco storie e modi espressivi differenti. Per me l'impegno nel cinema è fare buoni film, possibilmente fuori dagli schemi. Quando un regista si mette in testa di fare un film per cambiare la testa dello spettatore e fargli prendere coscienza di un problema, ecco che è già su una strada stretta che lo porta inevitabilmente a fare un brutto film. L'impegno è fare film possibilmente non già fatti tremila volte. Detto questo come spettatore 'mi pappo tutto'. Se al cinema c'è già un buon prodotto di confezione che ho già visto, però, scritto e diretto bene me lo guardo con passione dall'inizio alla fine.



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