Hostage

19/03/2005 - - di: cinE-motion

Titolo originale: Hostage
Regia: Florent Emilio Siri
Sceneggiatura: Doug Richardson
Interpreti: Bruce Willis (Jeff Talley), Kevin Pollak (Sig. Smith), Jonathan Tucker (Dennis Kelly), Ben Foster (Mars)
Durata: 113 min.
Montaggio: Richard Byard
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Larry Fulton
Fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci
Paese, Anno: Usa, 2005
Produzione: Miramax Films, Stratus Film Co., Cheyenne Enterprises, Equity Pictures
Distribuzione: Medusa
Medusa

Hostage mette insieme due filoni del poliziesco, traducendoli in versione action: il primo è quello dell’assedio al fortino di derivazione western, che astutamente Carpenter rilegge nella suspense metropolitana di Distretto 13, aggiungendovi il tema della strategia di fuga nei meandri sotterranei (un aspetto che gli avamposti western in mezzo al territorio indiano non potevano prendere in considerazione, per ovvi motivi di inesistenza di tunnel e reti fognarie).

Il secondo è quello del rapimento, un filone più antico, pensiamo a Ore disperate di William Wyler del ‘55, dove tre malviventi capitanati da Bogart finiscono in una casa di tranquilli borghesi e cinicamente li sequestrano, con la polizia nel ruolo di figura di controllo e mediazione. Il filone si svilupperà in film come Quel pomeriggio di un giorno da cani e il remake di Wyler con Mickey Rourke. La situazione gioca qui sull’attesa che qualcosa si risolva, nel bene o nel male: di azione ce n’è ben poca, anzi viene proprio negata in quanto risolverebbe subito il meccanismo di suspense. I due assi rischiano di essere in contrasto, dato che uno spinge dove l’altro trattiene, per cui gli action sul tema non sono facilissimi da fare.

Siri ha già un precedente, Nido di Vespe, dove ha già sperimentato una struttura simile, anche se più semplice e con molto meno denaro, molto più vicina allo scontro bellico di trincea, con gli eroi che sono arabi e il cattivo è Angelo Infanti (cosa che sa di rimando un po’ facile a fiction locali), insomma diciamo un B-movie onesto che punta tutto sugli inseguimenti e le sparatorie in un capannone industriale. Con Hostage migliora la tecnica, servendosi di una sceneggiatura efficace e ben articolata che gioca su almeno tre squadre da mettere di fronte, alternandone due alla volta in campo. Il film approfitta dell’atmosfera d’assedio per evocare richiami horror e citazioni da film lontanissimi, ma ben sfruttabili per le analogie claustrofobico-minacciose come il primo Alien, e il ritmo di tutto l’ingranaggio perde raramente dei colpi.

Forse il limite del film è proprio nella sua densità un po’ sprecata: i temi sono troppi e troppo interessanti per un action che cerca il consenso altrove: Willis che si defila e poi si denuda per riprendere i suoi panni, il confronto, da un alto, tra le diverse classi sociali e, da un altro, tra chi è fuori chi dentro la legge (preciso ed efficace l’intervento dei veri/falsi servizi segreti, che, al di là del loro statuto di credibilità, infrangono tutte le regole e fanno fuori ogni essere vivente che gli passi davanti), il nichilismo omicida del cattivo del gruppo (contrapposto alla chirurgica strategia delle forze organizzate), ecc. tutto questo finisce per essere assorbito da un’esigenza di spettacolarità che miete vittime nei cunicoli narrativi più delicati e interessanti. Del resto la drammaticità dell’azione di un prodotto calcolato per vendere non può badare molto a questi dettagli…



a cura di Paolo Marocco


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