55° Festival Internazionale del Cinema di Berlino

20/02/2005 - - di: cinE-motion

Berlinale 55: vincitori e vinti

Berlinale dalle continue sorprese. Come un prestigiatore, Dieter Kosslick ha tirato fuori i suoi coniglietti uno alla volta. Saltando da una sezione all’altra del Festival, da un dibattito a un altro, da una performance come cuoco a una premiazione, trovava il tempo per esibirsi ed essere immortalato nelle foto accanto alla giurata Bai Ling, l’attrice cinese che in questi giorni sfidava il gelo con mise stravaganti e ridotte al minimo. Dieter ha mosso le sue pedine già all’annuncio stampa dei vincitori nel primo pomeriggio.

La giuria internazionale era presente al completo di fronte a una folla inverosimile di giornalisti e fotografi: la sorpresa è giunta con l’Orso d’Oro, inaspettato, attribuito al film sudafricano U-Carmen eKhayelitsha di Marc Dornford-May, trasposizione della Carmen di Bizet in lingua xhosa, nel povero villaggio di Khayelitsha. Non sono mancati i fischi all’annuncio, perfino in questa Berlinale dall’aplomb britannico. Dieter gongolava e ammiccava con quell’espressione furba, avvolto nell’immancabile sciarpa rossa. U-Carmen eKhayelitsha non è una pellicola che farà la storia del cinema e aveva lasciato tutti indifferenti alla prima del 13 febbraio, nonostante la buona prova dell’attrice cantante Pauline Malefane. Gelosia, passioni e tradimenti resi in modo piatto dal regista.

In mattinata l’annuncio del premio del pubblico. 25 lettori del Berliner Morgenpost avevano decretato miglior film Paradise Now di Hany Abu-Assad, al secondo posto Sophie Scholl – Die letzten Tage e al terzo Sometimes in April. Intorno alle 18.30, il Berlinale Palast illuminato a festa, tra giochi di luci che si riflettono sulla struttura tutta vetri e gli enormi schermi video, accoglieva sul tappeto rosso i divi e le personalità che giungevano alla spicciolata, scendendo dalle limousine. Grande folla, applausi e grida all’apparire dell’attore Liam Neeson, qui per presentare il suo film, Kinsey di Bill Condon, sulla vita di Alfred Kinsey, che nel 1948 sconvolse l’America con il suo libro e i suoi studi sulla sessualità. Neeson si è avvicinato alle transenne per stringere mani e firmare autografi. Solito show di Bai Ling bersagliata dai flash.

La cerimonia di premiazione, molto sobria e dall’atmosfera familiare, è iniziata con le battute tra la presentatrice e Kosslick. La presentatrice ha chiesto a Kosslick quale fosse la domanda più stupida che gli avessero rivolto in questi giorni. E lui, sornione, “Mi hanno chiesto più volte se il regista di Sometimes in April Raoul Peck fosse figlio di Gregory Peck!”. “E la domanda più irritante?” “Tutte le centinaia di volte in cui mi hanno chiesto dove sono le star e il glamour. Alla fine li avrei colpiti!”.

I membri della giuria si sono succeduti sul palco per annunciare i vincitori. Primo il presidente Ronald Emmerich che ha dichiarato il verdetto facile, e facile trovare un accordo tra quelli che definisce “sei nuovi amici”. Il taiwanese Tsai Ming Liang con Tian bian yi duo yun (The Wayward Cloud) ha vinto il premio Alfred Bauer per un’opera di ‘particolare innovazione’ e l’Orso d’Argento per l’originale contributo artistico. Il suo film, un misto di musical e di scene di sesso molto esplicito, ha fatto discutere, ma non ci appare così ‘di rottura’ come vorrebbe essere.

Nino Cerruti ha consegnato il premio Angelo Azzurro, in memoria di Marlene Dietrich, al regista di Paradise Now, Hany Abu-Assad, che ha anche ricevuto il premio Amnesty International. La bionda attrice Ingeborga Dapkunaite, della giuria, attribuisce l’Orso d’Argento per la Migliore colonna sonora al francese Alexandre Desplat per De battre mon coeur s'est arrêté di Jacques Audiard.

E’ la volta degli Orsi d’Argento per gli attori. Migliore attore l’esordiente Lou Taylor Pucci, adolescente problematico in Thumbsucker di Mike Mills. Tutti concordano con l’assegnazione del premio: Taylor Pucci ha commosso e divertito. Un altro attore avrebbe meritato il premio, forse in un ex aequo: lo straordinario Marcell Nagy in Fateless. Julia Jentsch, che il 20 febbraio compie 27 anni, viene considerata a ragione la migliore attrice in Sophie Scholl– Die Letzten Tage. Il film si guadagna anche l’Orso d’Argento per la regia consegnato a Mark Rothemund. L’attrice-giurata Franka Potente lo definisce un film chiaro e diretto, che parla con grande coraggio del valore della libertà. Il film verrà distribuito in Italia dall’Istituto Luce.

Tocca a Bai Ling premiare Gu Changwei per Kong que (Peacock), film cinese che racconta una storia di gente comune nelle faccende quotidiane, nella Cina dopo la rivoluzione culturale fino al 1984. Il regista dedica il film “a tutte le persone umili in Cina che sono parte di noi”. Dieter Kosslick consegna infine il più alto riconoscimento, l’Orso d’Oro, a Marc Dornford-May per U-Carmen eKhayelitsha. Il regista invita la protagonista Pauline Malefane sul palco che, commossa, si esibisce in un canto. L’ultima battuta spetta al regista, al suo esordio dopo una carriera come direttore della fotografia. Chiedendo a un altro regista consiglio su cosa fare, questi gli avrebbe detto: “Guarda il monitor, stai zitto e lascia lavorare gli altri”. Ovvero come semplificarsi la vita.

Donata Ferrario



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